giovedì 20 giugno 2013

RECENSIONE "VENUTO AL MONDO" di Margaret Mazzantini

                               

Trama: Gemma riceve una telefonata da Goiko, un amico che non vede da 16 anni, che la invita a Sarajevo per una mostra fotografica. Gemma parte con il figlio Pietro e qua prendono forma due storie differenti: il soggiorno a Sarajevo alla scoperta della città ancora convalescente dalle ferite di guerra e i ricordi di Gemma che partono dal suo arrivo nella città nel lontano 1984 quando era ancora studentessa. Essa rivive i ricordi del suo vecchio amore Diego, uno squattrinato fotografo genovese conosciuto una serata in compagnia di Goiko dal quale era nata una grande storia d'amore rovinata solo dalla sterilità di Gemma. Il racconto si intreccia con vari incontri che hanno toccato Gemma: la madre e la sorella di Goiko Mirna e Sebina e Aska, una musicista che si offrirà di mettere in affitto il proprio utero per dare a Gemma e a Diego un figlio. Tutto questo ha come sfondo una Sarajevo dilaniata dalla guerra che sconvolgerà la vita della coppia e delle persone che gli stanno accanto..

Impressioni personali:  "Venuto al mondo" è stato il primissimo libro che ho letto in formato e-book ed è stata una piacevole sorpresa. Non avevo mai letto niente della Mazzantini che mi ha stupito e coinvolto. Pur non apprezzando le storie d'amore maledette la trama è tutto tranne che sdolcinata. C'è di fondo una storia forte: si parla di Gemma, donna che non riesce ad avere un figlio perchè sterile e ossessionata a dare al compagno Diego un "lucchetto di carne" che lo leghi a lei in modo indissolubile. Il tutto è contornato dallo sfondo di Sarajevo, città bosniaca assediata da un guerra durata dal 1993 al 1996 dalla quale, ad essere sincero, ero ignorante sui fatti più crudi dello scontro. I cecchini nella Sniper valley, le granate che distruggevano case e sopratutto le violenze causate dalle militanze serbe che stuprano e deportavano donne in campi di prigionia. La Mazzantini non annoia mai, cerca di scavare nel profondo della protagonista portando alla luce la sua parte più oscura coltivata dall'ossessione di maternità. Significativa nella parte finale la nascita del figlio Pietro, nato proprio in mezzo agli scontri e tremori delle bombe di Sarajevo, quasi a significare che anche dalla guerra c'è una rinascita.

Frase del libro: "Non si guarisce mai da ciò che ci manca, ci si adatta, ci si racconta altre verità..
Si convive con se stessi, con la nostalgia della vita, come i vecchi."

Riflessioni finali: Il libro è davvero ben scritto, la trama è avvincente e originale. Sarajevo impressiona e da alla storia un grande senso di verità e rinascita. 

mercoledì 19 giugno 2013

RECENSIONE: "SE QUESTO E' UN UOMO" e "LA TREGUA" di Primo Levi


Trama: Primo Levi, partigiano ebreo catturato dai nazifasciti nel 1943, racconta la terribile esperienza vissuta nel campo di concentramento (descritta in "Se questo è un uomo") di Monowits, satellite di  Auschwits. Nel gennaio del 1945 dopo un anno di prigionia fatta di stenti arriva la liberazione che lo porterà a vivere un periodo di stallo di un altro anno (raccontato ne "La tregua") nell'attesa dell'agognato ritorno in Patria.

Impressioni personali: Quando si parla di libri che ti scuotono, che ti cambiano dentro, che ti fanno pensare sulle tue prospettive di vita "Se questo è un uomo" è proprio uno di questi. Ho cominciato questa lettura quasi per caso.. Il libro era rimasto dimenticato in mezzo a tanti altri volumi in una vecchia libreria di casa. Conoscevo già la fama del libro e dell'autore ma non avevo ancora letto nulla così ho cominciato a sfogliato. Una persona che legge un libro sulla "shoah" si aspetta sempre di trovarsi quello che studia nei libri di storia o nei film. Sai già che ci sarà tanto dolore e rabbia. Ma proprio in questo Levi mi ha da subito sorpreso: non c'è rabbia nelle sue parole, non c'è offesa verso i suoi aguzzini. C'è solo una descrizione fredda e precisa dei fatti che gli sono successi e che l'hanno cambiato profondamente. I libri di storia non parlano di questo. Perché la prigionia non è una novità per l'essere umano.. Qui si parla di totale annullamento della persona sia nel piano psicologico che fisico. Una lotta alla sopravvivenza che ti costringe a diventare un essere spregevole pur di aggiudicarsi un tozzo di pane in più. Che ti costringe a rubare a tuoi stessi simili e a mentire. Nei vari capitoli Levi descrive minuziosamente tutti gli incontri con le persone più interessanti del lager, delle sue amicizie e della fortuna che ha avuto nel lavorare in un laboratorio chimico,grazie ai suoi studi, sottraendosi agli estenuanti lavori manuali della Buna (la fabbrica di gomma).
Dopo un anno di prigionia che sembra essere durato una decade arriva la liberazione da parte dei russi.  Levi viene mandato nel campo di rifugiati di Katowice dove aspetta la fine della guerra e ricomincia a vivere da uomo libero. Ne "La tregua" Levi descrive questa sorta di rinascita psicofisica dopo un anno di stenti e la riscoperta della piccole cose che le erano mancate e che ritrovava con stupore di un bambino. Gli strascichi psicologici però si fanno sentire, quasi fossero strappi che l'anima non può riparare, perché c'è stato talmente tanto dolore concentrato in così poco tempo che l'essere umano ne è stravolto.  Levi dopo un anno ritornerà nella sua Torino e si ricongiungerà con la famiglia.

Frase del libro: « Di 650, quanti eravamo partiti, ritornavamo in tre. E quanto avevamo perduto, in quei venti mesi? Che cosa avremmo ritrovato a casa? Quanto di noi stessi era stato eroso, spento?…Ci sentivamo vecchi di secoli, oppressi da un anno di ricordi feroci, svuotati e inermi. I mesi or ora trascorsi, pur duri, di vagabondaggio ai margini della civiltà, ci apparivano adesso come una tregua, una parentesi di illimitata disponibilità, un dono provvidenziale ma irripetibile del destino »

Riflessioni finali: Una lettura forte, energica che non lascia spazio all'immaginazione. Una descrizione dei fatti molto psicologica e personale che ti lega strettamente allo scrittore.