mercoledì 19 giugno 2013

RECENSIONE: "SE QUESTO E' UN UOMO" e "LA TREGUA" di Primo Levi


Trama: Primo Levi, partigiano ebreo catturato dai nazifasciti nel 1943, racconta la terribile esperienza vissuta nel campo di concentramento (descritta in "Se questo è un uomo") di Monowits, satellite di  Auschwits. Nel gennaio del 1945 dopo un anno di prigionia fatta di stenti arriva la liberazione che lo porterà a vivere un periodo di stallo di un altro anno (raccontato ne "La tregua") nell'attesa dell'agognato ritorno in Patria.

Impressioni personali: Quando si parla di libri che ti scuotono, che ti cambiano dentro, che ti fanno pensare sulle tue prospettive di vita "Se questo è un uomo" è proprio uno di questi. Ho cominciato questa lettura quasi per caso.. Il libro era rimasto dimenticato in mezzo a tanti altri volumi in una vecchia libreria di casa. Conoscevo già la fama del libro e dell'autore ma non avevo ancora letto nulla così ho cominciato a sfogliato. Una persona che legge un libro sulla "shoah" si aspetta sempre di trovarsi quello che studia nei libri di storia o nei film. Sai già che ci sarà tanto dolore e rabbia. Ma proprio in questo Levi mi ha da subito sorpreso: non c'è rabbia nelle sue parole, non c'è offesa verso i suoi aguzzini. C'è solo una descrizione fredda e precisa dei fatti che gli sono successi e che l'hanno cambiato profondamente. I libri di storia non parlano di questo. Perché la prigionia non è una novità per l'essere umano.. Qui si parla di totale annullamento della persona sia nel piano psicologico che fisico. Una lotta alla sopravvivenza che ti costringe a diventare un essere spregevole pur di aggiudicarsi un tozzo di pane in più. Che ti costringe a rubare a tuoi stessi simili e a mentire. Nei vari capitoli Levi descrive minuziosamente tutti gli incontri con le persone più interessanti del lager, delle sue amicizie e della fortuna che ha avuto nel lavorare in un laboratorio chimico,grazie ai suoi studi, sottraendosi agli estenuanti lavori manuali della Buna (la fabbrica di gomma).
Dopo un anno di prigionia che sembra essere durato una decade arriva la liberazione da parte dei russi.  Levi viene mandato nel campo di rifugiati di Katowice dove aspetta la fine della guerra e ricomincia a vivere da uomo libero. Ne "La tregua" Levi descrive questa sorta di rinascita psicofisica dopo un anno di stenti e la riscoperta della piccole cose che le erano mancate e che ritrovava con stupore di un bambino. Gli strascichi psicologici però si fanno sentire, quasi fossero strappi che l'anima non può riparare, perché c'è stato talmente tanto dolore concentrato in così poco tempo che l'essere umano ne è stravolto.  Levi dopo un anno ritornerà nella sua Torino e si ricongiungerà con la famiglia.

Frase del libro: « Di 650, quanti eravamo partiti, ritornavamo in tre. E quanto avevamo perduto, in quei venti mesi? Che cosa avremmo ritrovato a casa? Quanto di noi stessi era stato eroso, spento?…Ci sentivamo vecchi di secoli, oppressi da un anno di ricordi feroci, svuotati e inermi. I mesi or ora trascorsi, pur duri, di vagabondaggio ai margini della civiltà, ci apparivano adesso come una tregua, una parentesi di illimitata disponibilità, un dono provvidenziale ma irripetibile del destino »

Riflessioni finali: Una lettura forte, energica che non lascia spazio all'immaginazione. Una descrizione dei fatti molto psicologica e personale che ti lega strettamente allo scrittore. 

2 commenti:

  1. C'è una cosa che mi sorprese leggendo Primo Levi e che mai, e poi mai, mi sarei aspettata in un autore dal vissuto così drammatico: l'ironia.
    P. Levi sa essere leggero e sa far ridere e sorridere. Penso a certe scenette contenute ne La tregua, ma soprattutto ai romanzi "La chiave a stella" e "Il sistema periodico" nonché ai racconti fantascientifici. Non è un riso stupido, né un riso pirandelliano... è un riso che opera una sottrazione necessaria, penso, una salvazione, pena il rimaner vittima del peso dei propri ricordi...ma questa è una mia opinione molto personale.
    Indubbiamente è un autore la cui scrittura sa creare un contatto autentico, spaventosamente intimo, col lettore e che merita più attenzioni e riflessioni. Anch'io ho scritto qualcosa su Levi nel mio blog (un abstract rimaneggiato dalla mia tesi). Credo che nel panorama letterario sia un autore da riscoprire, sicuramente letto più all'estero che in Italia. A bientot!
    Ennesimo B.

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    1. L'ironia ha sorpreso molto anche me, come dici tu usata forse come scudo di difesa da se stesso. Leggeró volentieri il tuo blog. Grazie del commento!

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